DOMENICA 18 Febbraio 2018 - Aggiornato alle 22:24

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Fegato grasso e terapie anticancro: il futuro di Gilead Sciences

Dopo la lotta all’epatite C ecco le nuove sfide per l’azienda

Dopo l’epatite C, l’attacco al ‘‘fegato grasso’’. E poi la corsa alle terapie cellulari anticancro accelerata dall’acquisizione di Kite Pharma. Sono alcune delle sfide su cui Gilead Sciences sta puntando risorse ed energie. A tracciare un quadro è Valentino Confalone, General manager di Gilead Italia, che fa il punto sul futuro, partendo dal ‘‘momento d’oro’’ delle super cure anti-epatite C: «C’è stata una vera e propria rivoluzione, lo sappiamo tutti. Si è parlato tanto di aspetti relativi ai costi - spiega all’AdnKronos Salute - ma non dimentichiamoci che, risolti in maniera concorde col ministero e con l’Aifa, adesso ci siamo concentrati sulla cosa più importante: andare verso l’eliminazione dell’epatite C. E’ un obiettivo possibile, nei tempi previsti» dalle autorità sanitarie, «a condizione di lavorare in maniera coordinata anche con tutti gli attori che sono coinvolti, dai medici specialisti e di base all’Aifa stessa e all’industria». «Come azienda - aggiunge - abbiamo continuato a fare sforzi investendo in nuove molecole che consentissero di trattare quei pazienti che non hanno eventualmente risposto anche ai trattamenti più moderni oggi disponibili». Da sofosbuvir, capostipite dei super antivirali ad azione diretta, alla famiglia ‘sof-based’. In questo momento, sottolinea il manager, «stiamo discutendo con Aifa e speriamo a breve di poter rendere disponibile per i pazienti italiani un farmaco che consente proprio questo: di trattare quei pazienti, ormai pochi, che non hanno risposto agli ultimi trattamenti di nuova generazione». L’impegno di Gilead sull’epatite e nell’area del fegato segue anche altre vie: «Stiamo investendo in maniera importante sulla ricerca per la Nash, la steatoepatite non alcolica. E’ una sindrome non molto conosciuta in Italia, ma che in realtà è piuttosto diffusa nei Paesi occidentali. E’ legata all’obesità, a stili di vita non sempre salutari, porta all’accumulo di grasso nel fegato e a una sua infiammazione, che può portare a un danno cellulare e potenzialmente alla cirrosi epatica».

(07 Feb 2018 - Ore 18:18)

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