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Decreto sicurezza, Anpi Tarquinia: “Solo la Corte costituzionale puó giudicare le leggi”

TARQUINIA - La sezione Anpidi Tarquinia di recente costituita, intende esporre e rendere chiara la propria posizione in merito al Decreto sicurezza che sta entrando in vigore in questi giorni e che ha indotto tanti sindaci italiani ad esprimere il proprio parere e dissenso circa l’efficacia dello stesso ad apportare maggiori garanzie di sicurezza e convivenza civile, sia nella popolazione autoctona che immigrata più o meno di recente nel Paese. 
L’ Anpi ricorda di essere una associazione «A-partitica nata dalle ceneri del giogo nazi - fascista che tanta distruzione, morte e disumamità ha portato con l’ultimo apocalittico conflitto mondiale».
L’Anpi ricorda anche che «i personaggi che la costituirono, oltre che di grandissimo spessore morale ed etico, provenivano anche da diversi orientamenti politici/culturali/religiosi, il cui principale fine era quello di contribuire alla rinascita di una nuova Nazione e di un popolo che con regole e ordinamento democratico, potesse rientrare con pieno diritto nel consesso del mondo civile».
«Per i motivi di cui sopra, - spiega Piero Rosati - pertanto la nostra sezione vuole rivolgersi non tanto a chi é già vicino alle nostre idee, ma innanzitutto a tutti gli italiani (in buona fede) che non le condivide e anzi crede nella bontà della nuova legge. Noi Anpi di Tarquinia temiamo fortemente invece che questo nuovo trattamento nella gestione dei migranti possa tramutarsi in un comportamento autolesionista, masochista e peggiorativo per la stessa percezione di sicurezza che l’italiano e non, si attende.  
Alcune forze politiche bollano la nostra idea coincidente con quella dei sindaci, con il termine di anarchia e insubordinazione ad una legge dello Stato, anche se questi stessi politici più volte in passato hanno ritenuto legittimo opporsi ad altre leggi dello Stato approvate democraticamente dal Parlamento di orientamento politico però diverso dal loro.  Questo atteggiamento si chiama ipocrisia senza tema di smentita. No l’anarchia é un’altra cosa. Anche i sindaci sono eletti dal popolo in maniera ancora più diretta dei parlamentari e giurano sulla Costituzione. Se essi vedono il rischio di una deriva nella convivenza tra i cittadini tutti, che sono tenuti a rispettare e rappresentare, hanno il diritto /dovere di esternare. Altrimenti l’atteggiamento pilatesco é assimilabile alla «paraculite» o, se volete esprimerlo con un termine più edulcorato, di convenienza di parte per bassi motivi politici di breve respiro, che perde però di vista lo scopo del bene comune del Popolo che a parole si dice di voler rappresentare.
È altrettanto vero che, solo la Corte Costituzionale può giudicare le leggi e infatti i sindaci dopo aver manifestato il loro dissenso di appellano ad essa. E qui si richiamano il pensiero di illustri giuristi e presidenti emeriti come Zagrebelsky sulla opposizione democratica alle leggi ingiuste. Anche le leggi razziali erano tali e sappiamo dove hanno portato l’umanità. 
A conclusione di questo nostro appello, vogliamo ricordare a tutte le persone oneste e di buona volontà che si adoperano per il benessere della nostra amata Patria, l’art. 1 della dichiarazione Universale dei diritti umani».

(07 Gen 2019 - Ore 12:27)

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