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Crematorio: stop all'attività

L'impianto di via Braccianese Claudia ha raggiunto il limite massimo di cremazioni imposto dalle prescrizioni dell'ex sindaco Cozzolino. La società Altaier: "Pronti a discutere con il Pincio per trovare una soluzione evitando di fermare un servizio pubblico" 

CIVITAVECCHIA - Ultimo giorno di attività, almeno per ora, per il Tempio Crematorio di Civitavecchia. Come anticipato nei giorni scorsi, infatti, l’impianto che si trova all’interno del cimitero nuovo di via Braccianese Claudia ha raggiunto il tetto massimo rappresentato dal numero di cremazioni possibili all’anno, così come imposto da una delle 18 prescrizioni volute dall’ex sindaco Cozzolino. “Abbiamo illustrato la situazione la scorsa settimana alla nuova amministrazione – hanno spiegato dalla società Altair, che gestisce la struttura – oggi, di fatto, con le prenotazioni raccolte arriviamo al limite e ci fermiamo. A quel punto attenderemo il Comune per capire come procedere”. Tre, a detta della società, le strade che potrebbero aprirsi. “Una modifica del provvedimento – hanno aggiunto, riferendosi al numero di cremazioni imposto e facendo seguito alla loro richiesta di deroga inviata proprio al Pincio nei giorni scorsi – alla luce dei dati di emissione in atmosfera che confermano la fondatezza di quanto abbiamo sempre dichiarato, ossia un impatto meno pesante rispetto agli allarmismi fatti. E questo lo dicono dati oggettivi: d’altronde il Tempio Crematorio è dotato di un sistema di monitoraggio in continuo. Abbiamo fornito dei dati di sintesi al Comune che evidenziano l’impatto complessivo dal momento dell’attivazione del servizio”. L’altra strada è quella legata al pronunciamento del ricorso presentato dalla Altair contro le prescrizioni imposte dalla precedente amministrazione, nonostante il Tar, già a maggio, aveva dato ragione al Pincio, sottolineando come non siano “né sproporzionate né irragionevoli”. Ultima ipotesi quella di tenere fermo l’impianto di cremazione per circa sei mesi, fino alla fine dell’anno. Altair è convinta di andare avanti con il ricorso, definendo “un’anomalia” soprattutto il limite di cremazioni annue, “unico caso in Italia” hanno ribadito. “Fermando l’impianto – hanno aggiunto – si crea un danno non solo per noi, per il nostro personale e per il rapporto con le agenzie funebri, ma anche per i cittadini; d’altronde parliamo pur sempre di un servizio pubblico”. Una cosa è stata ribadita dalla società, per chiarire i motivi che hanno portato al raggiungimento delle 2.080 cremazioni con largo anticipo. “È chiaro che l’impianto di Civitavecchia, così come gli altri – hanno sottolineato – non hanno una dimensione prettamente comunale; è impensabile che si lavori solo con Civitavecchia. Si tratta però di un servizio pubblico a servizio di un’area più vasta, scelto in virtù della qualità del servizio reso e dei tempi di attesa minimi, che va a rispondere all’esigenza del Lazio di avere un paio di linee di in più, in vista proprio dei tempi lunghi di altri impianti, come ad esempio quello di Roma”. Altair si dice disponibile a sedersi attorno ad un tavolo “per individuare, insieme al Comune – hanno aggiunto – la soluzione migliore all’interruzione del servizio . Non abbiamo mai negato la possibilità di confronto, siamo disposti anche a discutere di una possibile tassa di ingresso anche se, come accade ad esempio a Trecate, in provincia di Novara, questa non va a ‘’scoraggiare’’ i non residenti, proprio in virtù della qualità del servizio reso”. Al momento, comunque, in caso di necessità non si potrà più far riferimento a Civitavecchia ma, per eventuali cremazioni, ci si dovrà rivolgere ad impianti vicini, come Viterbo o Roma stessa.

(30 Lug 2019 - Ore 07:30)

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