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Amministrastive Tarquinia, Conversini e Areasx: "Celli non ha voluto fare un passo indietro"

Stamane intervento di Areasx e del candidato sindaco Maurizio Sandro Conversini sulle ragioni delle divisioni nel centrosinistra
«Celli non ha voluto fare un passo indietro»
Al centro anche la questione Talete: «Si poteva non entrare, quindi si può uscire». E il ballottaggio: «Non faremo accordi» VIDEO

TARQUINIA – Ribadire con forza la volontà di uscire dalla Talete, “perché così non può funzionare”. Chiarire una volta per tutte “che non ci sarà alcun accordo di ballottaggio, né con Moscherini né con altri”, in caso di esclusione al primo turno. Ma soprattutto, spiegare nei dettagli le ragioni di un centrosinistra diviso e della scesa in campo di Maurizio Sandro Conversini quale “unico candidato che può garantire l’interesse vero del paese”.

In sintesi questi i punti affrontati stamane dal candidato sindaco Maurizio Sandro Conversini e dagli aderenti ad Areasx (una delle componenti del Movimento civico che lo sostiene), con Piero Rosati che, affiancato tra gli altri da Roberto Sacconi e Luigi Caria, ha convocato i giornalisti in via Garibaldi per fare il punto della situazione politica in vista del voto del 26 maggio, sulla scia anche delle recenti polemiche e affermazioni che ruotano attorno alle divisioni del centrosinistra.

LE RAGIONI DELLE DIVISIONI. “Un centrosinistra diviso perché il Pd ha voluto imporre il candidato sindaco Sandro Celli – ha spiegato Piero Rosati - un candidato cioè che viene da dieci anni di amministrazione Mazzola e che i cittadini nel 2017 hanno sonoramente bocciato e che pertanto non andava riproposto”. “Serviva una rottura con il passato e con gli errori del passato – ha aggiunto Conversini - ed una figura sopra le parti che riportasse a casa tutte le componenti del centrosinistra, dal Pd ai gruppi come quelli di Capitani, Bacciardi e Serafini, che si erano allontanati o che erano stati anche cacciati. Noi avevamo anche una serie di candidature da proporre, ma questo progetto il Pd non lo ha voluto realizzare, imponendo la figura di Celli e decretando così la divisione”.  

 “Vogliamo dare delle risposte alle polemiche degli ultimi tempi. – ha anche detto Rosati - Quello che è successo a Tarquinia è davvero singolare: prima si individuano i candidati sindaco e poi si cercano le alleanze. Un’anomalia assoluta. Le alleanze non si cercano intorno ad una figura, ma si cercano attorno a dei progetti condivisi e a delle sensibilità condivise”. “Areasx ha provato in tutti i modi a costruire un percorso unitario all’interno del centrosinistra. – ha spiegato Rosati -  Lo abbiamo fatto prima con gli incontri, poi presentando la candidatura di Maurizio Conversini e purtroppo il risultato è sotto gli occhi di tutti: ci sono due candidati a sinistra. In questa fase ci spiace constatare che c’è un atteggiamento ingeneroso nei confronti di Conversini da parte degli avversari che dovrebbero essere invece dei riferimenti per noi, il Pd e il M5S, che, addirittura, definiscono Conversini l’innominabile: una cosa sgarbata e fuori da un minimo di protocollo e di educazione della competizione politica ed elettorale. Questo indica con quanta maleducazione sia iniziata questa campagna elettorale”.

NIENTE ACCORDI DI BALLOTTAGGIO. “Qualcuno non  vuole citare Conversini, - ha aggiunto Rosati - dimostrando un’assoluta assenza di lungimiranza perché, comunque vada, si andrà ad un ballottaggio e certo queste non sono le premesse per un appoggio di ballottaggio”. “Che comunque sia chiaro: - hanno sottolineato da Areasx - noi non abbiamo accordi preferenziali con nessuno e non cerchiamo poltrone. Chi sta dicendo che abbiamo fatto accordi dice una bugia. In caso di una nostra esclusione al primo turno, noi non faremo accordi con nessuno; al ballottaggio voteremo quello che riterremo più opportuno lasciando liberi i nostri sostenitori”.

LA STORIA DI UN PROGETTO UNITARIO TRAMONTATO. Sulla candidatura di Conversini la ricostruzione è lucida. “C’è stato il tentativo da parte nostra di costruire un percorso condiviso Ma Il Pd si è presentato con il candidato sindaco già pronto. - ha detto Rosati - Un percorso che non volevamo solo noi, ma anche quella parte estrema della sinistra e le componenti di centro che poi alla fine non si sono presentate alle elezioni, se non a titolo personale. Noi ci abbiamo provato fino all’ultimo giorno. La candidatura di Conversini pensavamo fosse l’elemento per riaprire la discussione nel centrosinistra, per allargare il progetto e invece abbiamo trovato un muro di gomma. Conversini era disposto al passo indietro a favore di una figura condivisa ma anche in questo caso c’è stato un muro, seguito da offese nei confronti di tre figure simboliche del centrosinistra del paese (Conversini, Vallesi, Brunori) definiti babbioni. Eppure il progetto di unione sarebbe stato vincente. Ma sono prevalsi i personalismi rispetto al progetto comune".

"Le elezioni del 2017 hanno dato un segnale chiaro, - ha spiegato Rosati - il pese ha parlato e quando il paese parla bisogna saperlo ascoltare. L’amministrazione uscente dopo 10 anni di lavoro è uscita pesantemente sconfitta, quindi quel ciclo doveva essere considerato chiuso. Sandro Celli rappresenta la continuità con quella esperienza amministrativa e questo è quindi un errore. Bisognava dare discontinuità, aprendo un progetto e un laboratorio di costruzione diverso. Se non si leggono i segnali della gente, si rende perdente e debole una candidatura. Era un esercizio di umiltà e intelligenza, e con la candidatura di Celli ciò è mancato . La presunzione è la morte della politica”.

“Era necessario ricompattare tutte le forze che erano uscite – ha detto sulla stessa linea Conversini -: dal gruppo di Capitani a quello di Bacciardi, oltre che la sinistra estrema, la ex Primavera. Abbiamo chiesto discontinuità con il passato e con le posizioni politiche del passato. Tutti coloro che avevano amministrato con il Pd negli ultimi 10 anni dovevano fare un passo indietro. All’inizio sembrava avessero capito poi invece non è stato così. Da settembre, assieme a Sandro Vallesi e Maurizio Brunori, lavoravamo ad un percorso unitario – ha spiegato Conversini – in una serie di incontri con le forze politiche uscite dalla coalizione, dai centristi di Capitani a quelli di Bacciardi, dalla ex Primavera a Serafini e Bergonzini, ragionando su una discontinuità col passato che ricompattasse il fronte. E tutti erano d’accordo. Poi però una sera ci chiama il Pd e ci dice che il candidato ce l’avevano. Non solo: vengono a trovarmi a casa, mi donano il vecchio stemma di marmo della ex sezione del Pci e mi chiedono di rispondere a Mazzola ed io ho risposto: ditegli che l’allievo non ha seguito il maestro, gli ho detto. E chiedendomi un parere su Celli ho anche detto che per me era una persona spendibile. Quando però ho sentito che negava tutti gli incontri avuti, beh questo mi ha fatto decidere che dovevo candidarmi. Tutte le forze politiche, da AreaSx a Serafini, erano pronte a compattarsi su un nome sopra le parti, e ne avevamo una serie da proporre al Pd, donne e uomini, da contattare una volta che ci fosse stato un fronte comune. Parlando con i dirigenti del Pd gli abbiamo proposto anche candidati del Pd estranei alla vecchia amministrazione, come Alessandro Dinelli, che sarebbe stato disposto solo alla condizione che Sandro Celli gli dicesse di persona che era pronto ad un passo indietro. E nenche così si è riusciti nell’intento”. E il risultato è storia.

LA QUESTIONE TALETE. Sulla Talete poi una dichiarazione di battaglia in piena coscienza: “Vogliamo rispondere al M5s che ha detto che non si po’ uscire dalla Talete – hanno spiegato Rosati e Conversini -. Invitiamo i grillini a fare pace con il cervello: se è vero che prima si poteva decidere di non entrare in Talete, come soteneva il M5S, altrettanto deve essere vero che oggi si può decidere di uscire. Per quanto ci riguarda il punto politico è questo: la Talete così com’è non funziona. Funziona malissimo, offrendo un disservizio pesante nei confronti dei cittadini, aumentando le tariffe dell’acqua ogni sei mesi e rendendole insostenibili; facendo recapitare conguagli che non hanno giustificazione alcuna. Bene ha fatto il commissario a chiedere un milione e mezzo di ritorno alla Talete, che doveva essere fatto già da tempo, a chiederne cioè la messa in mora per il debito pregresso. Ci rendiamo conto che uscire da Talete comporta una responsabilità forte, ma se questo può garantire i cittadini nei confronti di un servizio che deve tornare a misura di cittadino, siamo pronti ad assumercela. Quando un candidato sindaco dice di essere disposto ad uscire dalla Talete, significa che è disposto a ad assumersi questa importante responsabilità davanti a tutti i cittadini, dando anche vita ad un contenzioso se necessario. Bisogna fare un atto di forza”.

I PROGETTI. Infine i progetti come discriminante. "Oggi più che mai, la campagna elettorale non si gioca sulle singole figure a sindaco, - ha rimarcato Rosati - ma si gioca su una visione e un progetto del paese: questa è la discriminante per i cittadini che devono scegliere. Prioritario è capire cosa si sta concependo per il paese. Ci viene proposta la cementificazione e la desertificazione del paese, noi invece proponiamo, attraverso lo studio del Prg e del territorio, il parco archeologico che costruisce un indotto e posti di lavoro; un progetto che difende e valorizza il territorio. Condividiamo, inoltre, l’appello di tutelare il fiume Marta, e in questo bisogna continuare sulla strada aperta dall’ex sindaco Mencarini sul contratto di fiume. I progetti faraonici, poi, sono micidiali per il territorio. Noi pensiamo che bisogna salvaguardare quello che c’è, migliorandolo. Dobbiamo recuperare il bello che c’è nel nostro paese; il centro storico potrebbe diventare una città d’arte. Ci sono quindi visioni diverse nella gestione del paese e su questo gli elettori si devono concentrare”.

VIDEO

(08 May 2019 - Ore 18:54)

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